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LE COLLINE FORLIVESI:
UNO SCRIGNO DI BIODIVERSITA’, UNA SFIDA PER LA CONSERVAZIONE

Le colline forlivesi si collocano in un’area geografica dai caratteri climatici intermedi, a ponte tra la costa adriatica e il crinale appenninico; esse sono contraddistinte da paesaggi e habitat talvolta molto diversificati che tuttavia si compongono con una inconsueta armonia generando scenari suggestivi e originali.
Queste zone, che qui intendiamo ricomprese tra le valli del Montone e del Bidente trovano, nella catena trasversale dello Spungone, antica scogliera marina, uno degli ambienti più caratterizzanti: l’anfiteatro calcarenitico si estende, nel forlivese, dalla stretta del torrente Samoggia sino a Capocolle sulla via Emilia e, oltre a custodire importanti siti naturalistici e paleontologici è divenuto luogo elettivo sul quale i nostri avi, nel passato hanno insediato rocche, castelli ed intere città: ne sono esempi Castrocaro, Meldola, Teodorano e la stessa Bertinoro.
La varietà paesaggistica di questa piccola zona della Romagna è determinata sicuramente dai caratteri geologici, ma anche dagli ultimi ecosistemi superstiti che l’agricoltura meccanizzata, gli insediamenti e le infrastrutture non hanno ancora devastato e banalizzato.
Gestire con spirito conservazionistico quel poco di patrimonio naturale ereditato, attanagliato nella morsa dell’espansione urbana e vittima di fenomeni più globali come i cambiamenti climatici e la diffusione capillare di specie alloctone è assai complesso e pieno di “quotidiane battaglie”.
Le prescrizioni internazionali comunitarie (tra cui la direttiva UE 43/92 “Habitat”) e recenti normative regionali sulle aree protette e la fauna minore prevedono la custodia e il miglioramento dei siti di maggior interesse naturalistico e la salvaguardia delle specie in regresso; anche le colline forlivesi possono contare su numerosi di questi pregiati ecosistemi ove storicamente l’uomo-agricoltore ha saputo coniugare la sua attività con una certa salvaguardia ambientale e la conservazione di piante e animali.
Molte zone tuttavia richiedono oggi una rinnovata attenzione e una certa cura al fine di poterle conservare nei loro tratti caratteristici e nella loro funzionalità ecologica.
Si dovrà assicurare quindi la salvaguardia degli ultimi baluardi di naturalità, ma tutelare diffusamente una pluralità di aree, secondo il principio della rete ecologica: e ciò affinchè possa essere assicurata una sufficiente conservazione del paesaggio collinare, degli habitat e degli organismi tra i quali, ricordiamo anche l’uomo come parte integrante e al tempo stesso protagonista indiscusso nel deciderne il futuro, ma nel contempo anche primo beneficiario di una gestione lungimirante e consapevole e di tutte quelle buone pratiche attente e responsabili.

Giancarlo Tedaldi
Curatore del Museo Civico di Ecologia del Comune di Meldola
e responsabile tecnico della riserva naturale regionale
Bosco di Scardavilla

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