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LE AREE PROTETTE: LA RETE NAZIONALE ED EUROPEA, IL SISTEMA REGIONALE, GLI ISTITUTI VENATORI

Attualmente in Italia esistono circa 900 aree protette di varie tipologie: Parchi Nazionali e Regionali, Riserve Naturali statali e regionali, Riserve Marine, Zone Umide, Oasi che differiscono per dimensione, caratteristiche geografiche, grado di antropizzazione, forme di protezione e gestione.

Tipologia   superficie
Parchi Nazionali 24 Ha 1.450.000
Aree Marine Protette 23 Ha 170.000
Parchi regionali 128 Ha 1.250.000
Riserve Naturali Statali 145 Ha 120.000
Riserve Naturali Regionali 270 Ha 215.000
Altre aree naturali protette 137 Ha 60.000
       
Totale   Ha 3.500.000
Italia   Ha 301.400.000

Oltre 57.000 le specie animali ricomprese nelle aree protette (56.168 invertebrati e 1.254 vertebrati); 5.600 le specie vegetali di cui il 13% endemiche italiane. Su un totale di 8.000 comuni italiani, 2.675 (33%) hanno territorio in parte o totalmente ricompreso nelle aree protette.
Pur nella diversità di situazioni sopra ricordate un'area protetta può essere definita come un territorio più o meno vasto, dove è presente una concentrazione particolarmente significativa di valori naturali, gestito e organizzato in modo da perseguire le seguenti finalità:

• conservare gli ambienti naturali presenti sul territorio e gli organismi che in esso vivono consentendo la naturale evoluzione e il mantenimento degli equilibri esistenti;
• restaurare e recuperare gli ambienti degradati e le aree marginali, nonché ricostruire gli equilibri ecologici;
• promuovere lo sviluppo sociale, economico e culturale delle popolazioni interessate, incentivando le attivitá compatibili con le istanze ambientali;
• sviluppare la ricerca scientifica effettuata in modo continuo e interdisciplinare, la didattica e l'informazione ambientale;
• permettere la fruizione turistica, le attività ricreative e del tempo libero, nei limiti di carico sostenibili dagli ecosistemi, e privilegiando gli aspetti di contatto con la natura e le culture locali.

Informazioni dettagliate sulle caratteristiche, localizzazione e notizie sulle aree protette italiane sono consultabili sul sito web: parks.it

LA RETE NAZIONALE ED EUROPEA

La legge quadro sulle aree protette (394/1991) individua una serie di nuovi parchi nazionali, obiettivi e finalità delle aree protette, gestione delle stesse.
In applicazione delle direttive comunitarie 79/409 CEE “Uccelli” e 92/43 CEE “Habitat” prende corpo il progetto Rete Natura 2000 che si prefigge di costituire una rete di aree protette di valenza internazionale (Zone speciali di Conservazione), collegate tramite corridoi di valenza ecologica ai fini della protezione della biodiversità negli stati membri dell’Unione Europea.
Dopo alcune ricognizioni svolte tra il 1996 e il 2002 (indagini di campo, mappatura dei siti) volte ad identificare i proposti Siti di Importanza Comunitaria (pSIC) e le Zone di Protezione Speciale (ZPS) l’Italia è in attesa di ratifica da parte dell’U.E. dei proposti siti e ZPS che diverranno definitivamente “Zone speciali di Conservazione”; nel frattempo, dal 2001, i pSIC e le ZPS sono sommariamente tutelate in quanto, le province e le aree protette competenti per territorio devono effettuare speciali procedure per “la valutazione degli effetti derivanti dalle attività e dalla opere connesse all’esecuzione di interventi” allorquando si elaborano Piani Territoriali, urbanistici e di settore come Piani Agricoli e Piani faunistico venatori.

IL SISTEMA REGIONALE

La legge quadro della Regione Emilia-Romagna sui Parchi e le Riserve naturali (L.R. 2 aprile 1988, n.11) individua e definisce tre categorie di aree protette: Parchi, Riserva Naturali e Aree di Riequilibrio Ecologico.

Parchi Regionali

Sistemi territoriali che, per valori naturali, scientifici, storico-culturali e paesaggistici di particolare interesse, sono gestiti e organizzati in modo unitario per conservare, ripristinare e migliorare l'ambiente naturale, sviluppare le attività umane compatibili con la protezione degli ecosistemi, svolgere attività di ricerca scientifica, didattiche e ricreative.
Il parco, per conseguire le finalità per le quali viene istituito, viene dotato di un organismo, l'Ente di Gestione, responsabile del suo funzionamento e in grado di individuare e attivare le azioni idonee per realizzare i propri programmi.
La gestione dei parchi in Emilia-Romagna è affidata a Consorzi tra gli Enti territoriali interessati dall'area protetta (Comuni, Province e Comunità Montane): questa forma gestionale consente sia la partecipazione, attraverso i loro rappresentanti, delle popolazioni locali alle scelte che riguardano il territorio nel quale vivono e lavorano, sia una migliore conoscenza, da parte di coloro che devono gestire il parco, delle reali esigenze delle comunità.
Il parco deve inoltre dotarsi di un proprio piano, denominato dalla legge Piano Territoriale del Parco, che costituisce lo strumento guida per l'attuazione dei processi di salvaguardia e di sviluppo dell'area e che, sulla base di analisi riguardanti le caratteristiche ambientali del territorio, ne definisce il perimetro, la zonazione e le norme per il controllo delle attività e per disciplinare i comportamenti di coloro che vivono, frequentano e in generale fruiscono il territorio protetto.
Ad esso si aggiunge il Regolamento del parco che specifica, con un grado maggiore di dettaglio, le disposizioni volte a regolamentare le varie attività e individua sanzioni per i trasgressori e indennizzi o incentivi per ricompensare eventuali limitazioni d'uso.

Riserve naturali

Territori di limitata estensione istituiti per la loro rilevanza regionale e gestiti per la conservazione dei loro specifici caratteri morfologici, biologici, ecologici, scientifici e culturali. Le riserve naturali possono essere:
• integrali, quando l'ambiente naturale è protetto integralmente e sono consentiti solamente interventi e ricerche aventi finalità scientifiche;
• orientate, con lo scopo di conservare gli ecosistemi attraverso interventi umani che indirizzino scientificamente l'evoluzione della natura;
• parziali, per la conservazione di specifici elementi relativi a suolo, flora, fauna; possono essere individuate riserve naturali geologiche, botaniche, zoologiche;
• speciali, gestite principalmente per la conservazione di un insieme di fatti di valore estetico o storico-educativo e per la comprensione di certe finalità biologiche e umane.
Il provvedimento istitutivo delle Riserva Naturale stabilisce l'affidamento in gestione ad un ente giuridicamente riconosciuto, tra cui: Enti locali, territoriali o loro Consorzi, Istituti Universitari, associazioni naturalistiche, enti culturali o di ricerca, IBC - Istituto Regionale per i Beni Artistici, Culturali e Naturalistici. Nel caso la Riserva Naturale venga istituita in aree di proprietà privata, la gestione può essere affidata al proprietario medesimo tramite convenzione.
Infine se la Riserva Naturale ricade all'interno del perimetro di un Parco regionale, la gestione viene affidata all'Ente di gestione del Parco regionale.

Aree di riequilibrio ecologico

Aree naturali o in corso di rinaturalizzazione, di interesse locale, situate in zone intensamente antropizzate; sono gestite in modo da conservare, restaurare ed eventualmente ripristinare i sistemi naturali in esse presenti. Le Aree di Riequilibrio Ecologico possono essere individuate dagli strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica provinciali e comunali.
Attraverso le norme di questi strumenti, e di appositi Regolamenti di Gestione, Comuni e Province, provvedono alla loro tutela e gestione, anche con la collaborazione di associazioni di volontariato.
La Regione provvede a fornire gli indirizzi gestionali riguardanti vari aspetti: dall'elenco delle attività umane da vietare perché incompatibili, all'indicazione delle forme di manutenzione adatte per ciascuna tipologia (siepi e boschetti, zone umide, prati aridi e umidi, ecc.), dalle modalità di fruizione (principalmente attività didattica ed educativa) a quelle di monitoraggio, sorveglianza e sperimentazione.
Ad oggi esistono 42 Aree di Riequilibrio Ecologico tutte ubicate nel territorio di pianura.

GLI ISTITUTI VENATORI (LA NORMATIVA PREVISTA DALLA LEGGE SULLA CACCIA)

Nella specifica normativa sulle attività venatorie (L.N. 157/1992 e L.R. 6/2000) sono previste destinazioni differenti del territorio agro-silvo-pastorale secondo istituti territoriali di gestione faunistica come ad esempio Oasi di protezione, Zone di ripopolamento e cattura, Zone di rifugio, centri privati, fondi chiusi, Aziende faunistico venatorie, Ambiti territoriali di caccia (ATC), Parchi e Riserve naturali, aree demaniali, etc.
Ai fini della presente trattazione sulle aree protette è importante ricordare che, in seno alla legislazione venatoria viene prevista l’istituzione di “Oasi di protezione” dove di fatto, per periodi variabili da 5 a 7 anni (programmazione temporanea) l’attività venatoria è sospesa in ogni sua forma. Tuttavia la programmazione venatoria locale (provinciale) riconosce di fatto “il divieto di caccia” in aree protette regionali, locali, etc.

LA SITUAZIONE NELLE COLLINE FORLIVESI

Nelle colline forlivesi sono presenti due aree protette facenti capo al sistema regionale:
• la Riserva Naturale Orientata “Bosco di Scardavilla” (ente gestore Comune di Meldola), per ettari 28.7, istituita nel 1991 (Del. Giunta Regionale 442/1991).
• l’Area di Riequilibrio Ecologico “Selva di Ladino” (ente gestore Comune di Forlì), per ettari 15 istituita con l’adozione del Piano Regolatore Comunale nel 1993.
In base al progetto Rete Natura 2000 sono stati proposti 4 Siti di Importanza Comunitaria (in attesa di riconoscimento da parte dell’U.E., rif. Delib Giunta Regionale 1242/2002):
• Pietramora, Ceparano, Rio Cozzi e Terra del sole, per 1956 ettari.
• Selva di Ladino e fiume Montone, per 220 ettari.
• Bosco di Scardavilla e Ravaldino (impluvio del Para), per 316 ettari.
• Meandri del Fiume Ronco (zona Selbagnone e Magliano), per 221 ettari.
In base alla programmazione faunistico venatoria provinciale esiste attualmente una sola Oasi di protezione della fauna (art.19):
• Oasi di Magliano, per ettari 680, con scadenza al 31 dicembre 2007.

Tenuto conto della superficie totale degli otto comuni facenti parte del territorio delle colline forlivesi (Forlì, Castrocaro-Terra del Sole, Dovadola, Predappio, Meldola, Civitella, Forlimpopoli e Bertinoro) che somma 67.550 ettari, solo 725 ettari (1,07%) risultano attualmente realmente protetti, cioè esclusi dalle attività venatorie (Ladino, Scardavilla e Magliano-Selbagnone). Se considerasssimo la superficie complessiva dei proposti SIC (2.713 ettari) e delle altre aree di interesse naturalistico delle colline forlivesi (circa 1.500 ettari) raggiungeremo una superficie di circa 4213 ettari. Questi, verosimilmente protetti, rappresenterebbero tuttavia solo il 6.23 % del territorio collinare considerato.

Note:
1) a livello provinciale (la superficie del territorio della Provincia di Forlì-Cesena è pari a circa 238.810 ettari) in base al II Piano Faunistico Provinciale, risultano esclusi dalle attività venatorie 32.299 ettari: ben il 75% di questi, cioè 24.230 ettari, localizzati nell’area alto collinare e montana (18.230 nel versante romagnolo del Parco Nazionale e 6.003 nel Demanio Regionale ex A.R.F.E.R.); la normativa venatoria individua quale tetto massimo la percentuale del 23 % per aree destinate a protezione venatoria. Per legge altri 22.600 circa sottraibili all’attività venatoria.
Una pianificazione della salvaguardia ambientale fondata sul concetto di rete ecologia, deve senza dubbio tener conto delle attività venatorie presenti sul territorio, tuttavia non si può trascurare ai fini della conservazione ambientale l’impatto connesso alle attività agricole e all’uso dei prodotti di sintesi, all’uso turistico del territorio e allo smoderato utilizzo delle risorse naturali non rinnovabili.

 
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