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Il Progetto “colline forlivesi”

Il progetto “colline forlivesi” nasce e si sviluppa in seno alle attività della Riserva Naturale Bosco di Scardavilla che a partire dal 1996 fa decollare una serie di esperienze nel settore della salvaguardia ambientale, della didattica e della ricerca naturalistica.
Con la redazione del piano di gestione dell’area protetta (anno 2000) emerge la necessità di acquisire dati e di monitorare lo stato di conservazione degli habitat limitrofi al bosco di Scardavilla in quanto “solo la salvaguardia di un territorio più ampio rispetto ai 30 ettari della Riserva Naturale potrà garantire la tutela delle peculiarità floristiche e faunistiche del piccolo querceto superstite”.
Di fatto il biotopo di Scardavilla “sopravviverà” solo se verrà conservata una rete di siti ecologicamente ad esso correlati: gli scambi di organismi tra aree vicine sono la base per la perpetuazione e la rinnovazione degli ecosistemi e il bosco di Scardavilla non esula da questa severa e ferrea regola ecologica.

I primi censimenti botanici condotti nell’intorno della Riserva vengono realizzati negli ecosistemi “fratelli” quindi a Farazzano (studio che costituisce l’oggetto di una interessante tesi di Laurea), a Ladino e alla Monda, dove sopravvivono modesti lembi di querceti facenti parte della più vasta foresta pedecollinare su terreni calciocarenti che si estendeva dall’imolese a Meldola almeno sino al medioevo.
Esplorazioni floristico-vegetazionali vengono effettuate anche nei boschetti di Fiordinano e a Ladino, nei querceti e nelle rupi della Pavarona (Valle del Samoggia), nei prati e nelle radure assolate della Valle del Voltre, da cui provengono di fatto le scoperte botaniche più interessanti tra cui l’individuazione di una cospicua colonia di Dittamo (Dictamnus alba) e della rara orchidea Himantoglossum adriaticum (piante protette dalla L.R. 2/77). Durante le indagini è stata rinvenuta anche una nuova stazione per la splendida e rarissima Rosa gallica, che era conosciuta in provincia solo per Scardavilla, e che vegeta, con densi popolamenti, lungo il Rio Torre in comune di Civitella di Romagna.
Sotto il profilo delle emergenze faunistiche si stanno raccogliendo dati inerenti gli insetti rari e minacciati, come il maestoso Cervo volante, e quelli xilofagi appartenenti alla famiglia dei longicorni (cerambicidi), preziosi indicatori della maturità dei boschi ed in definitiva del loro stato di conservazione.
Anche gli uccelli, come anfibi e rettili sono oggetto di studio in un ambito allargato rispetto alla Riserva Naturale; ne sono esempi le indagini ornitologiche nel bacino del Para (proposto Sito di Importanza Comunitaria) e gli studi sulle testuggini acquatiche a Magliano e a Scardavilla.
In sintesi solo attraverso conoscenze specifiche per un’area sufficientemente estesa (“colline forlivesi” è un territorio che fa capo a 8 comuni e cioè a Forlì, Castrocaro-Terra del sole, Dovadola, Predappio, Meldola, Civitella di Romagna, Forlimpopoli e Bertinoro) è possibile realizzare piani di gestione efficaci per conservare le peculiarità delle singole zone e quindi dei piccoli biotopi ancora ricchi di organismi significativi.
Parallelamente all’impegno scientifico venne avviata una intensa attività didattica, rivolta, in un primo momento, alle scuole del meldolese e che ebbe come obiettivo la conoscenza dei fenomeni naturali, del paesaggio e delle emergenze biotiche e geologiche dell’area collinare (educazione naturalistica); tutto ciò nell’intento di fornire i primi rudimenti per attuare un’analisi ecologica e quindi saper “leggere”, cioè interpretare, i fenomeni naturali e sensibilizzare i giovani verso il rispetto dell’ambiente in generale.
Grazie all’impegno dei docenti e degli allora dirigenti dei plessi scolastici meldolesi Patrizia Cenci e Rodolfo Valentini si riuscì a gettare le basi per un progetto continuativo pluriannuale, saldamente ancorato all’offerta formativa scolastica; questa programmazione del curricolo ha permesso di favorire e promuovere la visione interdisciplinare e trasversale nell’ambito delle tematiche ambientali, geografiche e storico-sociali affrontate nelle scuole elementari e medie di Meldola.
Le visite guidate, i laboratori museali necessitano sempre più di strumenti innovativi e di materiali accattivanti, anche se di facile consultazione, per raggiungere scopi ed obiettivi prefissati; a questi si aggiungono strategie e tecniche di animazione specifiche, provate e costruite appositamente: rendere efficace il trapasso delle nozioni, favorire l’approfondimento dei temi sono processi pedagogici che nascono si dall’esperienza, ma trovano solide basi in una severa scuola formativa e quindi nella partecipazione a corsi, stage e seminari e nella volontà degli operatori di “non stancarsi di rinnovarsi, migliorarsi e soprattutto aggiornarsi”.
A tal riguardo il ricorso a guide ambientali esperte e dotate di competenza specifica e certificata è stato una scelta obbligatoria per la Riserva Naturale, così come importante risulta l’appartenenza alla rete regionale IN.F.E.A. che di fatto garantisce scambi di esperienze, progettualità e innovazione.
A questo punto del processo, (nel 2003) si rendeva quindi necessario progettare e realizzare alcuni “prodotti utili” agli operatori del settore e agli utenti (mondo scolastico e non) per fissare, confrontare e stimolare l’interesse oltre l’esperienza di campo.
Per dare concretezza agli intenti, grazie anche a vari contributi dell’Amministrazione Provinciale di Forlì-Cesena, il comune di Meldola-direzione della Riserva Naturale Bosco di Scardavilla, progetta e da alla stampa il primo volume (atlante fotografico) della collana “biotopi e geositi”, specificatamente rivolto al territorio delle colline forlivesi e nel contempo viene allestito il sito “collineforlivesi.it”; nel frattempo erano stati realizzati quaderni di campo per le esplorazioni guidate nel Bosco di Scardavilla, nei Meandri del fiume Ronco (tratto Meldola-Magliano), nel Bosco di Farazzano, nelle colline forlivesi, e per la realizzazione di laboratori di sperimentazione sui Rapaci notturni, sui Funghi e sulla Flora protetta.
Si realizzano materiali per mostre itineranti, photo-cd a supporto dell’attività scolastica...inizia così l’impegnativo lavoro per promuovere, valorizzare e quindi salvaguardare Scardavilla e le altre aree di interesse naturalistico di questa importante area della Romagna “zangheriana”.
Oggi, dopo un certo lavoro svolto ci rendiamo tuttavia conto che solo catalizzando più forze possiamo avere i risultati auspicati.
Concludiamo lanciando quindi un appello e rivolgendoci a tutti coloro che si occupano di promozione, educazione e salvaguardia ambientale “per e nel” territorio collinare forlivese: sentitevi coinvolti in questo progetto, esso mira a “costruire esperienze significative, utili e non ripetitive, secondo obiettivi condivisi e strategie diversificate in un ottica di rete e di servizio qualificato per il cittadino per una migliore qualità della vita che passa proprio attraverso la tutela di altre vite”.


...”con l’intento di restituire ai nostri figli un ambiente migliore rispetto a quello che abbiamo ereditato dai nostri padri”...un cordiale saluto


Giancarlo Tedaldi
direttore incaricato
Riserva Naturale Bosco di Scardavilla
Referente progetto “colline forlivesi”

 
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